Il primo libro de' madrigali a cinque voci di Alessandro Orologio

Volume III

Il primo libro de' madrigali a cinque voci, Venezia, Angelo Gardano, 1586.
ISBN 88-7736-323-1
a cura di Alessandra Andreotti
Udine, Pizzicato, 1996, 152 pag.
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Contenuto

1. Quante volte ti miro
2. O fortunata Milla, il cui bel viso
3. Amor per suo diletto
4a. Deh, perchè non poss'io di quel bel viso (prima parte)
4b. Ma se pietà del grave incendio mio (seconda parte)
5. Ben mio, quando da voi feci partita
6. Morir non può 'l mio core
7. O verde prato, o vaghi allegri fiori
8. Quel dì ch'apersi gli occhi
9a. Quantunque bella al bellicoso Marte (prima parte)
9b. Tra due candide pome Amor assiso (seconda parte)
10. S'io scherzo col mio bene
11. Occhi miei, che vedeste
12a. Quando veggio talor cinta di rose (canzon, prima parte)
12b. Novo desio pur di mirar le selve (seconda parte)
12c. Dal profondo del cor salendo, l'onde (terza parte)
12d. E mentre i rai de le vivaci stelle (quarta parte)
12e. Io per l'orme gentil del vago lume (quinta parte)
12f. E come mai dal ciel non vide il sole (sesta et ultima parte)
13. Lucilla, io vuò morire (dialogo a 7)
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Descrizione della fonte e cenni sul dedicatario

DI ALESSANDRO OROLOGIO / IL PRIMO LIBRO DE MADRIGALI / A CINQUE VOCI / Novamente composti, & dati in luce / (impresa dell'editore) / in Venetia Appresso Angelo Gardano / M.D. LXXXVI.

5 fascicoli in 8° (C, A, T, B, Q), pp. 20.
Si conservano due esemplari completi (Modena, Biblioteca Estense; Gdansk, Biblioteka Polskiej Akademii Nauk) e uno incompleto (solo la parte del canto: Carcassonne, Bibliothèque Municipale).

Il libro contiene 20 madrigali ed è indirizzato:

Al Sacratiss. e invittiss. Imperatore Rodolfo Secondo, & c. Signor mio Clementissimo.
Se tutte le humane attioni, inuittissimo Cesare, douessero essere al mondo, con vgual bilancia regolate, sarebbe senza verun dubio di bisogno, che la natura hauesse fatto al nascere gli huomini tutti pari; e che con il paragone non si conoscesse la differenza tra il maggiore, & l'inferiore. Ma sì come questa stessa, la quale è diligentissima essecutrice di quella suprema prouidenza, che per cotanta, e sì bella variatione di cose, e distintione di soggetti, rende questa terrena machina così gratiosa, & ammirabile; Così anco con bellissimo magistero ha talmente operato intorno alla fabrica delle ragioneuoli creature, che non come partiale, ma come madre prudentissima ha distinto fra di esse molti honorevoli ordini, e gradi; i quali, a guisa di suonare voci insieme accordandosi, formano così proportionato concerto, & vn'armonia così souae, che ciascheduno viuente di tal'effetto sommamente ne gode. Quindi auiene che vno dotato di molte eccelenti virtù non fugge il comertio di chi meno di lui sappia, pur che lo vegga animosamente essercitarsi in qualche nobile disciplina; Et il Prencipe per grande che egli si sia non sdegna non solo di trattar con i minori Cauaglieri, ma etiamdio con le persone di mediocre conditione, che proghino di sé qualche saggio di virtuosa operatione. E quiui riputandomi a molto proposito di poter riporre la gloriosiss. persona della Sac. M. V. mi è parso di non douermi anco riputare indegno, di comparerle dinanzi, benchè humilissimo seruidore, prendendo ardire di dedicare al glorioso suo nome queste poche, & humili primizie raccolte dal non ancor ben coltiuato mio giardino de i fiori della musica; E perciò piaccia alla Sac. M. V. di appagar questa mia generosa voglia solamente, con accettar il picciol dono, con quella lieta fronte, che mostrar suole verso i suoi servidore più devoti; Non havendo risguardo, che i fiori non siano dei più pregiati, & odorati. Tutto che anco io debba credere, che fra la leggiadra intessitura delle vaghe corone di rose, di ligustri, e di giacinti, che da primi virtuosi della Musicale professione vengono di continuo allo inuitto suo nome consacrate, disdiceuole affatto non sia, che vn picciolo groppetto di vermiugliuzze viole debba ottenerui qualche poco di luogo; Per che, oltre che per la varietà de colori aiuterà a rappresentar qualche parte di vaghezza, porgerà insieme vn certo non so che di soaue, che non offenderà (cred'io) punto l'odorato. Che sarà fine dopo hauerle humilmente fatto riuerenza & baciato la Sacratissima mano. Di Praga il dì 20 Maggio 2586 [sic!].

Di V. Sacratiss. Cesarea Maestà
Humilissimo Seruitore
Alessandro Orologio

Rodolfo II d'Asburgo (Vienna 1552 - Praga 1612), figlio maggiore dell'imperatore Massimiliano II e di Maria, figlia di Carlo V, fu educato nella severa ortodossia cattolica alla corte spagnola. Incoronato re d'Ungheria nel 1572 e re di Boemia nel 1575, eletto re dei romani nello stesso 1575, succedette al padre nei domini ereditari e divenne imperatore nel 1576. Nei primi anni del suo regno (dal 1576 al 1583) trasferì la capitale da Vienna a Praga, che divenne centro internazionale di scienze ed arti. Personaggio introverso e dall'instabile equilibrio psichico, Rodolfo II abbandonò ben presto la politica attiva, incurante delle contese fra cattolici e protestanti, per dedicarsi totalmente al collezionismo e allo studio dell'alchimia e dell'astrologia. Constatati la sua ritrosia ad affrontare gli affari politici e l'aggravarsi progressivo della malattia mentale, gli altri membri della famiglia Asburgo d'Austria decisero di riconoscere come capo della casata il fratello minore Mattia. Rodolfo II dovette rinunciare nel 1608 ad Austria, Ungheria, Moravia ed infinte, nel 1611, fu costretto dal fratello Mattia ad abdicare anche alla corona boema, in cambio di una cospicua pensione annua. Gli rimase così solo una parvenza di potere, il titolo imperiale; amareggiato, debilitato nel corpo e nella mente, morì il 20 gennaio 1612. Grande mecenate e protettore delle arti e delle scienze, nel suo castello di Hradcany a Praga ospitò fra gli altri Arcimboldo, il suo pittore prediletto, Keplero e Tycho Brahe e una corte di personaggi più o meno stravaganti - maghi, alchimisti, ciarlatani - che contribuirono già in vita ad alimentare la leggenda del sovrano pazzo, malinconico e solitario:

un sognatore, la cui indole
è l'inganno dei sensi,

un sognatore cui parlano

solo le stelle e le voci lontane.

Dilapidò immense fortune per arricchire le sue collezioni, che andarono in gran parte perdute, disperse o vendute durante la guerra dei Trent'anni. Il nome di Rodolfo II è legato soprattutto alla storia dell'arte, poichè il suo gusto personale contribuì in modo decisivo alla diffusione del manierismo nell'Europa Orientale; non sembra invece che l'Imperatore coltivasse in modo particolare l'arte dei suoni. Quasi a riprova del fatto che la vera e propria mania collezionistica di Rodolfo non coinvolgeva, ahimè, la musica, solo un numero in verità piuttosto eseiguo se rapportato all'importanza del personaggio di raccolte di madrigali a stampa gli furono dedicate; tutte sono, inoltre, di autori appartenenti alla ristretta cerchia dei musici di corte: Philippe de MOnte, che ricoprì la carica di maestro di cappella fino al 1603, Carl Luyton, organista di corte, Jacob Regnart; gli italiani Giovan Battista Galeno, Giovan Battista della Gostena e Camillo Zanotti, vicemaestro di cappella dal 1587 (carica poi ricoperta da Orologio a partire dal 1603). Se si pon mente alla messe di opere musicali dedicate da musicisti di tutte le nazionalità a personaggi contemporanei quali il conte Mario Bevilacqua di Verona, animatore dell'accademia Filarmonica, o il landgravio d'Assia Moritz von Hessen, si ha la misura di quanto poco possa Rodolfo essere annoverato fra i musicofili del tardo '500: i suoi interessi erano forse piuttosto rivolti agli oggetti che egli accatastava in maniera del tutto asistematica nelle sale del castello, quasi a colmare una sorta di horror vacui che solo dalla presenza di cose concrete, non certo dall'evanescenza della musica polifonica, poteva essere placato.

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